04/07/2008

Epilogo 18: con cosa pranzo

Grazie a voi, fan della piadina, oggi non ci sono state attese per decidere dove andare a mangiare.
Appena Lucia, la mia collega, ha chiesto “Dove andiamo a pranzo oggi?”, ho detto “Io ho voglia di piadina e vado al bar in fondo alla strada a mangiarne una, venite?”

E così, eccoci:




P.S.
Scusate lo sbrodolamento! :D

Questo fine settimana penso di andare a trovare i miei genitori sul lago.
Auguro a tutti un buon weekend!

03/07/2008

Atto 18: con cosa pranzo?


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Oggi, prima che i miei colleghi si mettessero d’accordo per decidere dove andare a mangiare, sono passati quasi 30 minuti: prima Lucia non voleva andare in quel posto, mentre Paola si. Allora Lucia decide un ristorante che, però, a Paola non piace. Pensiamo tutti dove andare a pranzo e, alla fine, si decide per il giapponese.
Siamo tutti pronti per uscire dall’ufficio quando al boss squilla il telefono, così ci risediamo e lo aspettiamo. In conclusione, abbiamo pranzato con un panino veloce nel bar di fianco…
Per domani, decidete voi con cosa dovrò pranzare.

12/03/2008

La storia del sordo

Oggi ero a pranzo da solo, così sono andato a pranzare in un ristorante diverso dal solito.

Ho visto solo facce nuove che mi hanno stimolato a intraprendere un esperimento.
Mi siedo a un tavolo e il cameriere mi elenca i piatti del giorno.
Fingendomi sordo, con un tono abbastanza alto gli chiedo:
“Cosa? Non ho capito.”
Il cameriere rielenca tutti i piatti e io:
“Non ho capito cosa c’è da mangiare, ma perché parli cosi piano? Alza un po’ la voce!”
Per la terza volta il cameriere mi ripete la lista dei piatti con una voce sempre più alta e quasi tutti si girano a guardare.
Gli dico cosa voglio e irritato se ne va.
Finito di mangiare mi alzo per andare a pagare. Durante il percorso inciampo nella sedia di una anziana signora seduta vicino a me. Si dimena come per stare in equilibrio sulla sedia, mi avvicino al suo orecchio e le urlo: “Mi scusi, non l’ho fatto apposta, sono inciampato!”. Come se non fosse successo nulla, indifferente continua a mangiare.

Arrivo alla cassa:
“Quanto è?”
“8 euro e 50”
Alzo di nuovo il tono della voce e porto una mano vicino all’orecchio: “Scusi. Quanto?”
Il cassiere mi guarda amorevolmente e mi indica con un dito lo schermo della cassa dove è segnalato il prezzo.
Lo ringrazio e me ne vado.

La maggior parte delle persone dice di assistere e agevolare chi ha più bisogno e sembra ammonire coloro che non hanno rispetto verso chi ha degli handicap, ma la tolleranza reale è sempre molto diversa…